mercoledì 4 marzo 2015

Testimonianze di guarigione



Il primo caso di Guarigione con Elisir Lunga Vita

Il primo caso di guarigione del cancro risale a sei anni fa. Un uomo anziano con cancro alla prostata in fase ultimale. I medici lo avevano messo "in uscita" dall'ospedale: non c'era più nulla da fare. P. Romano viene chiamato per amministrare gli "ultimi Sacramenti". Amministra regolarmente i Sacramenti: poi suggerisce la sua cura. L'anziano signore è ancora vivo e vegeto, con i suoi tranquilli ottanta anni. 


La pia suora delle Francescane missionarie del Cuore Immacolato di Maria di Aida (Betlemme) non fece in tempo a sapere della medicina del P. Romano e la confezione preparata andò a finire in fondo a un cassettone. Finché l'infermiera delle suore, Suor Silvana, non venne a sapere del cancro di un'amica. Sr. Silvana si ricordò della medicina in fondo al cassettone. L'amica e guarita in pochi mesi. E' viva e di buon umore: può raccontare lei stessa la propria storia. 


Uno dei due segretari della Scuola di Terra Santa di Betlemme aveva il cancro alla gola. Gli era rimasto meno di un filo di voce. Il Direttore della Scuola P. Raffaele Caputo, ricorse a P. Romano il quale andò dall'amico comune armato di una bella confezione del suo "sciroppo". In due mesi il segretario ha riacquistato la sua voce normale e ripreso il suo posto di lavoro. Padre Caputo ne è testimone. Eh si che questi frati sono duri e tardi di cuore a credere!. 


Padre Romano racconta tutto con molta serenità, quasi con distacco.

Ma quando parla Padre Romano carezza con gratitudine la più piccola aloe dell'orto dei frati del convento di Betlemme.


Del caso di Geraldino si emoziona visibilmente. Geraldino è un bambino argentino di cinque anni, malato di leucemia. Tentata ogni via possibile nel suo paese, gli stessi medici ripongono un filo di speranza in un’operazione di trapianto di midollo. Intervento realizzato con successo in Spagna, a Barcellona. In realtà il successo è di breve durata. Il male si riaffaccia a far perdere ogni speranza agli stessi medici e a gettare nella più comprensibile costernazione i genitori. Questi, profondamente credenti, intraprendono un pellegrinaggio in Terra Santa. Stanno in preghiera davanti alla Grotta della Natività proprio nell'ora della quotidiana processione dei frati francescani. Tra i frati salmodianti c'è anche il P. Romano, che si accosta ai desolati genitori e ne riceve l'angosciata confidenza. Il padre non promette nulla, ma suggerisce la sua cura: una prima dose per un primo mese. Geraldito esegue alla perfezione. Trascorso il mese, è lì alla Grotta, in processione con i genitori e il fratello che aveva donato il midollo per il trapianto: tutti dietro ai frati in canto. Sta già molto meglio. P. Romano propone un'altra dose per un altro mese. Ma prima ancora dello scadere del mese Geraldito e i suoi possono ripartire per l'Argentina. Il bambino è guarito. Padre Romano Zago ha ragione di commuoversi ancora al ricordo.


Tutto il suo racconto è improntato su una grande semplicità. Non solo accetta, ma ha piacere che se ne parli anche sulla nostra rivista. Non per sé, che non si considera - lo abbiamo già detto – né guaritore, né qualcosa di anche lontanamente simile. Non accetterebbe mai nessuna gratifica, di nessun genere. Ma per rendere giustizia alle medicine esposte nella farmacia del Buon Dio: l'aloe, il miele delle api, i distillati vari che aprono al miele le vie del sangue. E soprattutto perché molti sappiano che dal cancro si può guarire.


Ricordatelo: non gridate al miracolo. E se è miracolo, potete farlo anche voi.


"E' una cosa semplice!", grida P. Romano, mentre parte con il suo pulmino, per il carico settimanale di frutta e verdura, al piccolo mercato arabo, accanto alla Tomba di Rachele, sulla via dei Patriarchi.


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