Il primo caso di Guarigione con Elisir
Lunga Vita
Il primo caso di guarigione del
cancro risale a sei anni fa. Un uomo anziano con cancro alla prostata in fase
ultimale. I medici lo avevano messo "in uscita" dall'ospedale: non
c'era più nulla da fare. P. Romano viene chiamato per amministrare gli
"ultimi Sacramenti". Amministra regolarmente i Sacramenti: poi
suggerisce la sua cura. L'anziano signore è ancora vivo e vegeto, con i suoi
tranquilli ottanta anni.
La
pia suora delle Francescane missionarie del Cuore Immacolato di Maria di Aida
(Betlemme) non fece in tempo a sapere della medicina del P. Romano e la
confezione preparata andò a finire in fondo a un cassettone. Finché
l'infermiera delle suore, Suor Silvana, non venne a sapere del cancro di
un'amica. Sr. Silvana si ricordò della medicina in fondo al cassettone. L'amica
e guarita in pochi mesi. E' viva e di buon umore: può raccontare lei stessa la
propria storia.
Uno
dei due segretari della Scuola di Terra Santa di Betlemme aveva il cancro alla
gola. Gli era rimasto meno di un filo di voce. Il Direttore della Scuola P.
Raffaele Caputo, ricorse a P. Romano il quale andò dall'amico comune armato di
una bella confezione del suo "sciroppo". In due mesi il segretario ha
riacquistato la sua voce normale e ripreso il suo posto di lavoro. Padre Caputo
ne è testimone. Eh si che questi frati sono duri e tardi di cuore a credere!.
Padre Romano racconta tutto
con molta serenità, quasi con distacco.
Ma quando parla Padre
Romano carezza con gratitudine la più piccola aloe dell'orto dei frati del
convento di Betlemme.
Del
caso di Geraldino si emoziona visibilmente. Geraldino è un bambino argentino di
cinque anni, malato di leucemia. Tentata ogni via possibile nel suo paese, gli
stessi medici ripongono un filo di speranza in un’operazione di trapianto di
midollo. Intervento realizzato con successo in Spagna, a Barcellona. In realtà
il successo è di breve durata. Il male si riaffaccia a far perdere ogni
speranza agli stessi medici e a gettare nella più comprensibile costernazione i
genitori. Questi, profondamente credenti, intraprendono un pellegrinaggio in
Terra Santa. Stanno in preghiera davanti alla Grotta della Natività proprio
nell'ora della quotidiana processione dei frati francescani. Tra i frati
salmodianti c'è anche il P. Romano, che si accosta ai desolati genitori e ne
riceve l'angosciata confidenza. Il padre non promette nulla, ma suggerisce la
sua cura: una prima dose per un primo mese. Geraldito esegue alla perfezione.
Trascorso il mese, è lì alla Grotta, in processione con i genitori e il
fratello che aveva donato il midollo per il trapianto: tutti dietro ai frati in
canto. Sta già molto meglio. P. Romano propone un'altra dose per un altro mese.
Ma prima ancora dello scadere del mese Geraldito e i suoi possono ripartire per
l'Argentina. Il bambino è guarito. Padre Romano Zago ha ragione di commuoversi
ancora al ricordo.
Tutto il suo racconto è improntato su una
grande semplicità. Non solo accetta, ma ha piacere che se ne parli anche sulla
nostra rivista. Non per sé, che non si considera - lo abbiamo già detto – né
guaritore, né qualcosa di anche lontanamente simile. Non accetterebbe mai
nessuna gratifica, di nessun genere. Ma per rendere giustizia alle medicine
esposte nella farmacia del Buon Dio: l'aloe, il miele delle api, i distillati
vari che aprono al miele le vie del sangue. E soprattutto perché molti sappiano
che dal cancro si può guarire.
Ricordatelo: non gridate al miracolo. E
se è miracolo, potete farlo anche voi.
"E' una
cosa semplice!", grida P. Romano, mentre parte con il suo pulmino, per il
carico settimanale di frutta e verdura, al piccolo mercato arabo, accanto alla
Tomba di Rachele, sulla via dei Patriarchi.
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